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“Io la Poesia la conosco come la mia “dolce bestia”. Lei è l’istinto, il calore, la fiamma che consuma e conforta, il dono non richiesto, spesso inaspettato, ma sempre gelosamente custodito, nel timore di perdere il suo influsso consolatorio.
La poesia è fuoco, scatola magica degli unguenti, suggestione che mi rende bastante a me stessa. Lei riempie i miei spazi vuoti e diseguali.
Calcifica il pensiero. E la gente come me sa riconoscermene i segni addosso.
Nella marea delle mie suggestioni, l’Io poetante mi traghetta all’Eros,
da dovunque io salpi.
Mi sovverte gli ordini, mi rimanda agli istinti primordiali,
rimescola le memorie corporee dove s’annida il valore creativo predestinato alla scrittura, distillando con la passione il vissuto incarnato nelle parole.
Scrivo d’Eros, oscillazione intrisa di anima e carne, di amore e morte.
Scrivo della ricomposizione dell’universo parcellizzato attraverso la compenetrazione reciproca, l’unicità degli amanti, ciascuno carne e anima dell’alterità dell’altro, a divenire unica entità rivelata.
Io scrivo d’Eros per non disimparare l’essere compiuta.” D. A.
Dona Amati legge Giacomo Cerrai - Arezzo, 16 maggio 2010