NUDO DI DONNA

Lucianna Argentino - Il talento di Persefone

30 gennaio 2011 · Nessun commento

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Il talento di Persefone

Manco di un dolore profondo

di quelli che disincarnano l’anima

e la fanno sublime.

Fin qui gli anni sono stati un abbraccio forte

dato al buio, come di chi non sa parlare

e alle braccia cede quel potere.

Anni trascorsi con la scure alla radice,

anni di verità fallite, di gioie laciniate.

E’ dunque mio un dolore tutto intero,

già maturo, già presente nel pianto

insolente della nascita. Ne sento

il mormorio di mare, il moto di risacca

nelle viscere – salmastro respiro di lama

dentro m’incide l’evento che consola.

***

Baciata dall’attimo e da quel bacio all’attimo

consegnata sminuzzo la realtà per meglio amarla,

nell’ora in cui le rondini tornano

ad abitare le fessure di pietra e gli angoli

della stanza placano la loro aguzza forma.

Vorrei tornare a questa vita col privilegio

di chi non si è mai guardato in uno specchio

per darmi un’esitante certezza ora che esito soltanto.

***

  

Gli chiederei d’affidarmi la sua paura

se io stessa non temessi, avendone cura,

di renderla coraggio. Più giusto è

che rimanga sua e sia tregua alle certezze

sia disarmata volontà, imprevisto dubbio.

Placet per chi nell’incerto sta saldo

e mente al suo dolore e improvvisa aurore

perché germogli ardire nel cuore inzaccherato.

  

***

Ha occhi chiari, ardenti, un’omelia indecente

alla mia fuga tra i pori della sua sostanza.

Ha sembianza di siepe, ma a volte

diviene un sicomoro e dalle sue spalle io

abbraccio Dio.

  

***

Il suo nome è un crepuscolo avventato

che mi scorre lungo la nuca fino ai lombi

e oltre dove la virtù si disfa in particole

di desiderio quando la sera è fossa in cui m’interro

il corpo suo. E vado via a ritroso – foglia

che torna sul ramo – morso d’anima a soffocare

l’urlo di me ribelle al suo Talitha kum

perché è nella nostra morte che io voglio restare.

***

Accusata stavo nello spazio

tra chi chiama e chi è chiamato

e lui, lieve, tracciava segni sul mio viso

- nessuno scagliò pietre, né io chiedevo perdono.

Ma per quanto indicibile sia il sacrificio

posso ora pregarlo: rinnovami

con la tua lingua d’issopo

chiamami alla santità

includimi nel conto delle tue mani

perché il due sia perfetto nell’Uno. 

*** 

Diresti che sogna, stanco, sceso dal tempo
tornato all’ignoranza poiché di sé sa poco
e meno ancora sa del suo presente e come me
lascia che accada il provvisorio.
Sembra sua la mia irosa piaga
ora che tendo dove la passione soggioga la pace
in una scialba tentazione di cose troppo presto mie.
Eppure non so quale destino plasmava per me
mia madre col suo sangue, dunque ignoro
in cosa ho mancato, né so cos’è di te
che manca alla mia quiete
ma indugio dolce alla tua guerra.
Per questo e altro credila pura la legge
che mi lega ai sensi e mi vota alla necessità
di stare nel gerundio. Poiché  amando
mi voltai prima che la tua voce mi chiamasse
con un nome nuovo, vedo questa imperfetta gioia
rinviare l’arrivo di una dissimulata tregua
e porto a riva quanto appreso nell’inganno
mi libera al volo – assolto il padre – ma solo in sogno
trova compimento, il giusto spazio, l’adeguato tempo
per chiedersi se sia vero, se sia possibile.
E in questa pace obliqua fu facile tacersi
ciò che andava detto e come è stato opaco
il tuo spogliarmi e poi non riconoscermi.
Ma fossi stata solo amata avrei imitato il cuore:
fedele e arreso nel dovere del battito.
Così ho sacrificato per te la mia salvezza
e sconto la nostalgia per quanto di te
è unghia nella pelle, è poesia feroce
ma – peccatrice in proprio – settanta volte sette
ti perdono quel sì detto di profilo.
  

***

  

Radùnati attorno al mio respiro

fatti specchio ai demoni che lo abitano

ch’io sappia da che guarire

e impari il nome del mio male

lontano dal tuo corpo sagrato

del divino in me. Affidami il tuo dire

traverso – frangiflutti che sparpaglia l’onda

del mio sentire. Accordami la parola

che sola salva dal sospetto che impuri siano

i desideri di Dio se noi ne siamo l’oggetto.

***

  

Conservami il luogo in cui mi hai attesa

dammi l’odore della mia assenza

il sapore della tua impazienza.

Offrimi la misura della distanza e poi

colmala di diuturna presenza.

Cheta la fede indietreggiata

al tuo sguardo di chiesa sconsacrata

fanne scandalo alla mia cieca virtù.

***

  

Assicurami il talento di Persefone

tu, mia ragione scoscesa a picco

sull’ubiquità di cui mi fai capace.

Muta in furtiva voce la vertigine

di essere riva al tuo destino

perché non si sconsacri il cuore

nel presagio della carestia

e sia divino questo nostro umano

tentare l’invisibile.

 *** 

Andare dove la luce dura l’infanzia

e il passo svelto di quanto in me riposa

in altra quiete e invecchia alla distanza

del fiato corto delle cose.

E’ tempo anche per me d’invecchiare

ma piano ancora come chi fa le cose a peso

confuso dallo sciabordio dell’eternità

contro la chiglia di ogni attimo.

E quella luce cui vado in trasparenza

in dismisura di te che al canto sfrondi il mio penare

è cronaca d’ombra, veste del mio nuziale esistere.

***

Sulla collina a Cnosso lei imbrigliava

gli ulivi intorno e le vigne

con le vene del suo corpo

perché lui ritrovasse se stesso

come era prima che il destino

ne oscurasse il volto.

Appena prima che il filo di lei si spezzasse

all’altezza del vero e solo il dubbio

rimanesse a carezzare il mistero.

Non è sicuro rifugio l’azzurro…

No, se la radice dell’aria é fuoco

e d’acqua si nutre la luce e sui ciottoli

crepitano le onde e il vento ha fiamme d’ombra…

S’incendia la voce in una tarda veglia

e nella carne si rinserra la preghiera:

Che lui sia coraggio dove io esito

sazietà dove geme la mia fame

fede dove m’addenta il dubbio

e forza ancora per ledere il silenzio

e trarne l’obolo al dio deiscente nel mio canto.

**************************************

Curriculum artistico

Lucianna Argentino è nata a Roma nel 1962.

Dai primi anni novanta il suo amore per la poesia l’ha portata a occuparsene attivamente come organizzatrice di rassegne, di letture pubbliche, di presentazioni di libri e con collaborazioni a diverse riviste del settore.

Sue poesie sono presenti in diverse antologie tra le quali

“Poesia’ 90″ (Il Ventaglio),

“Incontro di poesia” (Rebellato, 1992),

“Poesia degli anni novanta” (Poiesis),

“Poeti senza cielo, vol. 2°” (Il Melograno),

“Il segreto delle fragole” (2009)

e in riviste quali “Poiesis”,Origini”, “Gradiva”, “La Mosca”, “Italian Poetry Review”, “Il Monte Analogo”, “The world poets quarterly” (tradotte in inglese e cinese), “L’ustione della poesia” (ed. Lietocolle 2010), “La Clessidra”, “NoiDonne”, “Capoverso”, “Il Fiacre n.9”, “Arenaria”.

E’ presente in diversi blog di poesia, come “lapoesiaelospirito”, “Imperfetta Ellisse”, “liberinversi”, “Isola Nera”, “Furioso Bene”, “blanc de ta nuque” “Amigos de la urraka”, “La dimora del tempo sospeso” (Rebstein), “Nazione Indiana”, “Le vie “poetiche”.

Fa parte della redazione del blog letterario collettivo “viadellebelledonne”. E’ coautrice con Vincenzo Morra del libro “Alessio Niceforo, il poeta della bontà” (Viemme, 1990).

Ha pubblicato i seguenti libri di poesia:

“Gli argini del tempo” (ed. Totem, 1991),

“Biografia a margine” (Fermenti Editrice, 1994) con la prefazione di Dario Bellezza e disegni di Francesco Paolo Delle Noci;

“Mutamento” ((Fermenti Editrice,1999) con la prefazione di Mariella Bettarini;

“Verso Penuel “ (Edizioni dell’Oleandro, 2003), con la prefazione di Dante Maffia;

“Diario inverso” (Manni editori, 2006), con la prefazione di Marco Guzzi.

Con Pagina-Zero ha realizzato nel 2008 un e-book tratto dalla raccolta inedita

“Le stanze inquiete” e nel 2011 un nuovo e-book dal titolo

“Nomi” con il blog “Le vie poetiche”.

contatti: lucianna.argentino@gmail.com

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