NUDO DI DONNA

Articoli del marzo 2011

8 marzo - Omaggio a Sibilla (l’emancipazione che sdogana l’orgasmo)

14 marzo 2011 · Nessun commento

cd_amodunquesono.jpgMi preme sottolineare che nel suo significato originario, “8 marzo” è una celebrazione concettualmente lontana da un giorno di eccessi trasgressivi che altro non fanno che confermare una regola limitativa imposta, non è cioè, un carnevale in deroga alla quaresima imperante, non è l’ora d’aria in un regime di costrizione.Nel corso degli anni si è svuotato del contenuto autentico di ricerca di pari opportunità tra i due generi, per assumere le caratteristiche di un’operazione commerciale, insomma, una virata viziata dal consumismo che vuole ogni cittadino suddito, o preda, del merchandising. E così le nuove generazioni sono avviate a considerare che basti l’omaggio di un gadget per attestare il riconoscimento del valore femminile, tanto che poi, dal 9 marzo, si possa ricominciare con strozzature sessiste e visioni in divergenza. Trovo inoltre che sia altrettanto strumentale indurre le donne a pensare che basti introiettare modelli comportamentali maschilisti per recuperare il divario tra i generi. Sarò anacronistica, ma i full monty mi avviliscono, io guardo con gli occhi che ha lasciato Sibilla.La sua storia, quella delle sue quattro vite, come lei stessa le chiama, deriva dalla ribellione ad un archetipo di certe cattività a cui da sempre si cerca di legare le donne. Conoscerne il percorso biografico aiuta a considerare le sue trasgressioni ai canoni d’epoca, i suoi moti passionali ed esistenziali che tanto fecondi sono stati nel determinarne sia l’opera letteraria che la visione ante litteram di una donna a venire, la cui emancipazione scaturisce finalmente dall’excursus che va dalla sessualità consapevole (quella non più mutilata dal controllo maschilista della maternità e dell’orgasmo), alla resa espressiva della creatività, in un percorso susseguente di prese di coscienza e di libere scelte.Ma se sdoganare pulsioni e stimoli, non condizionarli, ha l’indubbio vantaggio di rendere le donne libere, di contro si (continua…)

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UGO MAGNANTI: “Breve e falsa missiva quasi erotica di Francesco Crispi a Rose Montmasson, nella quale, con poche allusioni, ci si dispone a fare l’Unità, come già si è fatta la Femmina!”

13 marzo 2011 · 1 commento

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Torino, 21 giugno 1860. 

Mia Rose-Rosalia, mia Signora, perdonate le parole di rabbia che vi scrissi, per aver Voi disobbedito al mio ordine di restarvene a Quarto. Sapervi imbarcata sul Piemonte, fra tanti giovani uomini, con le vostre carni di femmina così raramente dissimulabili, quantunque in quel frangente protette da una divisa, mi fece montare il sangue alla testa. E non solo.
Del resto, Voi siete sempre stata per me delizia e tormento!
E proprio per questo, di qui in avanti, risponderò a Voi e alle vostre parole, cercando quanto più potrò, ma so già che non potrò, come credo fin d’ora possiate ben vedere, di celarvi i desideri più reconditi che mi tengono la mente, da quando mi sono allontanato dalle vostre braccia, anzi, da quando Voi avete lasciato le mie, rimaste ciò nonostante le stesse del nostro idillio maltese: ricordate?
Cercherò di celare i mie desideri, non già per la premura di non violarvi nella pudicizia, che so essere per Voi un pregio alquanto confutabile, considerato il sangue ardente che vi scorre nelle vene, e la schiettezza con cui amate parlare della fragile natura umana, bensì poiché tali desideri, quanto così palesemente affioranti, non vi paiano quelli di un satiro concupiscente, a cui la visione sospirata della vostra nudità abbia strozzato le parole sul nascere, ma invece li stimiate come soltanto quelli di un amante, che vi è simile nell’ardore e nella passione, ma finanche nel modo di nutrire con i sentimenti più puri, con le parole più lievi, ogni amplesso creato, come voi dite, e non dite, dalle nostre umane braccia.
È la stessa premura, la stessa fedeltà, la stessa pulsione che riserveremo alla Patria nascente, alla Patria dalle belle forme e dalla tunica lunga, aperta sul petto, e al cielo e al vento consacrata. Sospirare per un abbraccio, cospirare, insorgere per il Paese, ecco la nostra ventura, che sarà persino quella di sciogliere tra le candide lenzuola i nostri dissidi fra monarchia e repubblica, fra moralità pubblica e uso privato del potere.
Oh Dio, mia Rose-Rosalia, quanta gran smania di rivedervi al più presto! E quanto tangibile raggio di speranza!
Evviva le tue mani di lavandaia e stiratrice, evviva le tue mani d’infermiera, a Calatafimi, Alcamo e Salemi, evviva le tue mani che infuocano i miei sensi; evviva l’Italia! 

Il tuo giovane rivoluzionario Francesco

Ugo Magnanti

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IO VORREI

8 marzo 2011 · Nessun commento

IO VORREI un 8 marzo disintossicato
dalla retorica delle barriere

e dalle ovvietà ideologiche

e vorrei che l’archetipo femminino

riemerga dal Logos profondo

e primordiale

e consolidi la coscienza

e il patrimonio univoco

di Donne
e di Uomini. 
Io vorrei essere donna in un mondo di uomini.

D. A.

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Gabriella Sica a Viterbo presenta “Emily e le altre” - 4 marzo h. 17,30

4 marzo 2011 · Nessun commento

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Venerdì 4 marzo, alle ore 17.30, presso la Libreria Mondolibri, in via del Pavone a Viterbo, si terrà, a cura della Associazione Fusibilia, la presentazione del libro di Gabriella Sica, “Emily e le altre”, Cooper edizioni, interverrà Antonello Ricci, letture di Dona Amati. Sarà presente l’autrice, per l’occasione, nuovamente nella sua città natale.

Emily e le Altre è un libro, a cavallo dei generi, che si legge tutto d’un fiato …e che ruota intorno ad alcune figure geniali della poesia che sono state antenate o eredi, madri o figlie di Emily Dickinson. Charlotte ed Emily Brontë, Elizabeth Barrett Browning, Elizabeth Bishop, Sylvia Plath e Margherita Guidacci, Cristina Campo, Nadia Campana, Amelia Rosselli.

Gabriella Sica, a sua volta poeta e scrittrice, sulla scena letteraria da più di trenta anni, ci accompagna in un percorso affascinante e pieno di sorprese, movimentato nelle forme letterarie usate, in cui le poesie memorabili della Dickinson da lei tradotte aprono squarci di verità in quelle Altre e Altri, che sono prima di tutto i lettori del nostro tempo.

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