NUDO DI DONNA

UGO MAGNANTI: “Breve e falsa missiva quasi erotica di Francesco Crispi a Rose Montmasson, nella quale, con poche allusioni, ci si dispone a fare l’Unità, come già si è fatta la Femmina!”

13 marzo 2011 · 1 commento

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Torino, 21 giugno 1860. 

Mia Rose-Rosalia, mia Signora, perdonate le parole di rabbia che vi scrissi, per aver Voi disobbedito al mio ordine di restarvene a Quarto. Sapervi imbarcata sul Piemonte, fra tanti giovani uomini, con le vostre carni di femmina così raramente dissimulabili, quantunque in quel frangente protette da una divisa, mi fece montare il sangue alla testa. E non solo.
Del resto, Voi siete sempre stata per me delizia e tormento!
E proprio per questo, di qui in avanti, risponderò a Voi e alle vostre parole, cercando quanto più potrò, ma so già che non potrò, come credo fin d’ora possiate ben vedere, di celarvi i desideri più reconditi che mi tengono la mente, da quando mi sono allontanato dalle vostre braccia, anzi, da quando Voi avete lasciato le mie, rimaste ciò nonostante le stesse del nostro idillio maltese: ricordate?
Cercherò di celare i mie desideri, non già per la premura di non violarvi nella pudicizia, che so essere per Voi un pregio alquanto confutabile, considerato il sangue ardente che vi scorre nelle vene, e la schiettezza con cui amate parlare della fragile natura umana, bensì poiché tali desideri, quanto così palesemente affioranti, non vi paiano quelli di un satiro concupiscente, a cui la visione sospirata della vostra nudità abbia strozzato le parole sul nascere, ma invece li stimiate come soltanto quelli di un amante, che vi è simile nell’ardore e nella passione, ma finanche nel modo di nutrire con i sentimenti più puri, con le parole più lievi, ogni amplesso creato, come voi dite, e non dite, dalle nostre umane braccia.
È la stessa premura, la stessa fedeltà, la stessa pulsione che riserveremo alla Patria nascente, alla Patria dalle belle forme e dalla tunica lunga, aperta sul petto, e al cielo e al vento consacrata. Sospirare per un abbraccio, cospirare, insorgere per il Paese, ecco la nostra ventura, che sarà persino quella di sciogliere tra le candide lenzuola i nostri dissidi fra monarchia e repubblica, fra moralità pubblica e uso privato del potere.
Oh Dio, mia Rose-Rosalia, quanta gran smania di rivedervi al più presto! E quanto tangibile raggio di speranza!
Evviva le tue mani di lavandaia e stiratrice, evviva le tue mani d’infermiera, a Calatafimi, Alcamo e Salemi, evviva le tue mani che infuocano i miei sensi; evviva l’Italia! 

Il tuo giovane rivoluzionario Francesco

Ugo Magnanti

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1 commento sino ad ora ↓

  • maria zimotti // 23 marzo 2011 at 02:27

    Ah, il romanticismo ottocentesco!
    C’è molto più erotismo in queste pagine che in tanta ostentata carne odierna.
    E, la sublimazione dell’amore nella politica…e viceversa:
    “ecco la nostra ventura, che sarà persino quella di sciogliere tra le candide lenzuola i nostri dissidi fra monarchia e repubblica, fra moralità pubblica e uso privato del potere.”.

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