NUDO DI DONNA

8 marzo - Omaggio a Sibilla (l’emancipazione che sdogana l’orgasmo)

14 marzo 2011 · Nessun commento

cd_amodunquesono.jpgMi preme sottolineare che nel suo significato originario, “8 marzo” è una celebrazione concettualmente lontana da un giorno di eccessi trasgressivi che altro non fanno che confermare una regola limitativa imposta, non è cioè, un carnevale in deroga alla quaresima imperante, non è l’ora d’aria in un regime di costrizione.Nel corso degli anni si è svuotato del contenuto autentico di ricerca di pari opportunità tra i due generi, per assumere le caratteristiche di un’operazione commerciale, insomma, una virata viziata dal consumismo che vuole ogni cittadino suddito, o preda, del merchandising. E così le nuove generazioni sono avviate a considerare che basti l’omaggio di un gadget per attestare il riconoscimento del valore femminile, tanto che poi, dal 9 marzo, si possa ricominciare con strozzature sessiste e visioni in divergenza. Trovo inoltre che sia altrettanto strumentale indurre le donne a pensare che basti introiettare modelli comportamentali maschilisti per recuperare il divario tra i generi. Sarò anacronistica, ma i full monty mi avviliscono, io guardo con gli occhi che ha lasciato Sibilla.La sua storia, quella delle sue quattro vite, come lei stessa le chiama, deriva dalla ribellione ad un archetipo di certe cattività a cui da sempre si cerca di legare le donne. Conoscerne il percorso biografico aiuta a considerare le sue trasgressioni ai canoni d’epoca, i suoi moti passionali ed esistenziali che tanto fecondi sono stati nel determinarne sia l’opera letteraria che la visione ante litteram di una donna a venire, la cui emancipazione scaturisce finalmente dall’excursus che va dalla sessualità consapevole (quella non più mutilata dal controllo maschilista della maternità e dell’orgasmo), alla resa espressiva della creatività, in un percorso susseguente di prese di coscienza e di libere scelte.Ma se sdoganare pulsioni e stimoli, non condizionarli, ha l’indubbio vantaggio di rendere le donne libere, di contro si produce l’effetto della impopolarità, in un mondo che, ora come allora, preferisce la donna asservita e remissiva. Una donna che manca del senso di arrendevolezza viene considerata come fonte di avversità, da tenere a bada anche con la detrazione, perciò Giuseppe Prezzolini la definì “il lavatoio sessuale della letteratura italiana” in virtù dei suoi molteplici accoppiamenti fisici e mentali con molti degli uomini incontrati sul suo cammino: “Acquistai molte delle abitudini che dovevano poi per sempre caratterizzarmi; divenni libera amante, divenni scrittrice, imposi alla società la mia ribellione e la mia audacia…” Ma ogni incontro è contaminante ed auto-formativo e Sibilla impara e cresce, la Poesia l’aiuta nell’imbrigliare tanta energia e nel tenere con polso forte le disarcionate di una società ancora impreparata ad una simile rivelazione. Tramite la Poesia, Sibilla mette a segno una serie di rivalse contro lo schiacciante super ego maschile: Amo, dunque sono.Quella che racconta, con animosità e disperazione espressa, spingendo sull’emotività del linguaggio, è la disaffezione generale e generalizzata verso un tipo di donna pensante e auto-determinante, quella che alza la testa e decide di scegliere, di tenere gli occhi a pari altezza di quelli maschili.Solo, da madre, la chiave di lettura di cui difetto è quella dell’allontanamento volontario dal figlio, è una scelta estrema che immaginata in un processo di identificazione, sento per me stessa devastante e riluttante alla comprensione. Ma come lei scrive: la buona madre non deve essere come la mia, una semplice creatura di sacrificio: deve essere una donna, una persona umana.E della sua fallibile, fragile consistenza umana, ha totalmente consegnato alla scrittura.Sibilla più che sperato ha osato, ha sperimentato la vita in accelerate indisciplinate ma non sregolate, replicando nei versi direttamente dalla vita la ricerca, la continuità dell’Eros di cui, secoli prima, la veggente Diotima aveva rivelato a Socrate la vera essenza: “desiderio di possedere il bene”, e il bene si identifica con il “Bello”; l’accezione più profonda è “desiderio di creare nel Bello e nell’Armonia”, che sono gli elementi eterni degli individui.Attraverso il perseguimento della creazione del Bello, quindi, c’è l’intento di perseguire la stessa immortalità, ergo, in conclusione, per sillogismo Amore è equivalente di immortalità.E Sibilla, consegnando all’eternità dei versi la sua vita, il suo Eros, è quindi qui vincente, vivente, immortale.Dona Amati

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