NUDO DI DONNA

Articoli del novembre 2011

4 novembre 2005 - Nadia Anjuman uccisa perché poetessa

4 novembre 2011 · Nessun commento

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il 4 novembre 2005 la poetessa afghana Nadia Anjuman viene massacrata dal marito, complice anche la madre, per aver pubblicato e, peggio ancora, declamato in pubblico poesie tratte dal suo libro “Fiore rosso scuro”, la raccolta dei suoi delicati ghazal in lingua pharsi dall’intenso tratto melanconico, con cui descrive la repressa condizione di donna.

Nadia e suo marito avevano condiviso gli studi di letteratura, lui aveva conseguito la laurea, questo farebbe ipotizzare una elevazione di sensibilità rispetto alle restrizioni culturali della tradizionale talebana, ma l’ha comunque considerata passibile di punizione in quanto rea di averlo disonorato scrivendo e pubblicando poesie. Dare voce al mondo interiore è denudare la propria anima, e in una società che cancella l’immagine femminile affogandola sotto il burka, la poesia è pericolosa perché permette ad una reclusa di oltrepassare qualunque barriera fisica. La poesia procede oltre qualsiasi tessuto, non si limita a bisbigliare la vita da un sottostrato corporeo.

Nadia è stata ammazzata per il disonore arrecato alla famiglia, particella  di una società che proprio perché ingabbia le donne con la velatura del corpo risponde ferocemente e nulla perdona alla svelatura dell’anima. E se è già penalizzante essere donna in certi paesi, rivestirne anche i panni di poeta è violare un codice comportamentale.

Nadia Anjuman, prima del cranio sfondato dalle bastonate aveva 25 anni e una bambina di appena 6 mesi. Suo marito è stato giustificato, quindi assolto.

Il canto più triste di Nadia Anjuman

Divento fumo nello spazio del mio credo
Lentamente mi avvolgo e mi anniento
Finché vengo allevata dalle mani dell’ansia
Nell’abisso del cuore i miei battiti aumentano
E quel battito intende conoscere la terra della fossa del tardi
Mi preparo al momento trascorso
A volte dall’amore arido e dal buon miraggio di una nuvola
Mi trasformo nel più arido deserto salato
Ma l’immaginazione dei miei occhi mi trasforma in acqua
Nel letto della morte per sete, mi trasformo in ruscello
Se arriva a me il capo di uno dei fili della speranza
Divento l’ordito nella sottile trama del cuore
Questo se n’è andato senza commiato, l’immaginazione mi porta via
Sono ancora io che mi riempio di ricordi
Anche la notte un po’ alla volta va per la sua strada e io
Divento il più triste canto d’addio.


Nuovi Argomenti, n. 33, Genn-Marzo 2006, Quinta serie,pp. 382-383. Traduzione a cura di Carmela Sorrenti.

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Categorie: News

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