NUDO DI DONNA

Articoli classificati in 'AUTORI'

Alejandra Pizarnik 1936 - 1972

12 febbraio 2012 · 3 commenti

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IN QUESTA NOTTE, IN QUESTO MONDO

A Martha Isabel Moia

In questa notte in questo mondo
Le parole del sogno dell’infanzia della morta
Non è mai questo ciò che uno vuole dire
La lingua natale castra
La lingua è un organo di conoscenza
Del fallimento di ogni poema
Castrato dalla sua stessa lingua
Che è l’organo della ri-creazione
Del ri-conoscimento
Ma non quello della ri-surrezione
Di qualcosa in maniera di negazione
Del mio orizzonte di sofferenza con il suo cane
E niente è promessa
Tra il dicibile
Che equivale a mentire
(tutto quello che si può dire è bugia)
il resto è silenzio
solo che il silenzio non esiste
no
le parole
non fanno l’amore
fanno l’assenza
se dico acqua, berrò?
Se dico pane, mangerò?
In questa notte in questo mondo
Straordinario silenzio quello di questa notte
Quello che succede nell’anima non si vede
Quello che succede nella mente non si vede
Quello che succede nello spirito non si vede
Da dove viene questa cospirazione dell’invisibilità?
Nessuna parola è visibile.

(da ” Testi in ombra e ultimi poemi” [1971-1972]. Traduzione di Samanta Catastini)

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Nelly Sachs (1891-1970)

21 ottobre 2011 · Nessun commento

Io credo in un universo invisibile
nel quale inscriviamo
ciò che abbiamo inconsapevolmente compiuto.
Sento l’energia della luce che fa scaturire
la musica dalle pietre
e soffro per la freccia della nostalgia
la cui punta ci colpisce subito a morte
e ci spinge al di fuori,
là dove l’insicurezza
inizia a sciacquare via ogni cosa.

Nelly Sachs

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Erica Jong: “La Terra della Scopata

4 settembre 2011 · Nessun commento

erica-jong.jpg

La terra della scopata
Non è in vendita.

Stretta tra
le tende di mussolina
della stanza dei bambini
ed il rosso damasco
del lupanare,
della bisca clandestina,
del ristorante
dei capimafia
nel cui retro grand’uomini
con gran pance,
gran pistole,
e cazzi piccoli
giocano la vita
d’azzardo
su una carta smazzata
o un tiro
di dadi-

la terra della scopata
non è in vendita.

Puoi rubarla
Se hai il coraggio.

In sogno
puoi salire
alla speciale alcova
sopra l’ombroso El
dove, tra treni ansimanti
che portano occhiuti
esibizionisti
e sbavanti
adolescenti
dalle erezioni
perpetue,
i discepoli della Scopata
vanno a gettar via le vite
ed il seme è pozzanghera
sotto le sedie luminose.

La terra della scopata
non è in vendita
più di quanto
lo sia il mare,
ed ha lo stesso odore.

Relitto oceanico
di bassa marea: sale e marciume
e carne di mare lasciata al sole
troppo a lungo,
dolce melma
tra epoche d’ossa
e polvere.
La terra della scopata
non è in vendita-
il che non vuol dire
che non abbia un prezzo.

Il dazio
è la calma, la quiete
e la vita tranquilla.

La terra della scopata
ha un prezzo.

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ANNA DE NOAILLES “Tu vivi – io porto il peso”

20 maggio 2011 · Nessun commento

anna_de_noailles.jpg

Tu vivi – io porto il fardello
del tuo strano e duro destino,
visto che dal male che mi fai
non puoi essere scalfito!–

Le mie voluttà dovrebbero esser fermate
dalla tua grazia pudica e saggia,
e tuttavia è il tuo puro viso
a delineare la tua fiera nudità.

(anna de noailles)

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UGO MAGNANTI: “Breve e falsa missiva quasi erotica di Francesco Crispi a Rose Montmasson, nella quale, con poche allusioni, ci si dispone a fare l’Unità, come già si è fatta la Femmina!”

13 marzo 2011 · 1 commento

banana.jpg 

Torino, 21 giugno 1860. 

Mia Rose-Rosalia, mia Signora, perdonate le parole di rabbia che vi scrissi, per aver Voi disobbedito al mio ordine di restarvene a Quarto. Sapervi imbarcata sul Piemonte, fra tanti giovani uomini, con le vostre carni di femmina così raramente dissimulabili, quantunque in quel frangente protette da una divisa, mi fece montare il sangue alla testa. E non solo.
Del resto, Voi siete sempre stata per me delizia e tormento!
E proprio per questo, di qui in avanti, risponderò a Voi e alle vostre parole, cercando quanto più potrò, ma so già che non potrò, come credo fin d’ora possiate ben vedere, di celarvi i desideri più reconditi che mi tengono la mente, da quando mi sono allontanato dalle vostre braccia, anzi, da quando Voi avete lasciato le mie, rimaste ciò nonostante le stesse del nostro idillio maltese: ricordate?
Cercherò di celare i mie desideri, non già per la premura di non violarvi nella pudicizia, che so essere per Voi un pregio alquanto confutabile, considerato il sangue ardente che vi scorre nelle vene, e la schiettezza con cui amate parlare della fragile natura umana, bensì poiché tali desideri, quanto così palesemente affioranti, non vi paiano quelli di un satiro concupiscente, a cui la visione sospirata della vostra nudità abbia strozzato le parole sul nascere, ma invece li stimiate come soltanto quelli di un amante, che vi è simile nell’ardore e nella passione, ma finanche nel modo di nutrire con i sentimenti più puri, con le parole più lievi, ogni amplesso creato, come voi dite, e non dite, dalle nostre umane braccia.
È la stessa premura, la stessa fedeltà, la stessa pulsione che riserveremo alla Patria nascente, alla Patria dalle belle forme e dalla tunica lunga, aperta sul petto, e al cielo e al vento consacrata. Sospirare per un abbraccio, cospirare, insorgere per il Paese, ecco la nostra ventura, che sarà persino quella di sciogliere tra le candide lenzuola i nostri dissidi fra monarchia e repubblica, fra moralità pubblica e uso privato del potere.
Oh Dio, mia Rose-Rosalia, quanta gran smania di rivedervi al più presto! E quanto tangibile raggio di speranza!
Evviva le tue mani di lavandaia e stiratrice, evviva le tue mani d’infermiera, a Calatafimi, Alcamo e Salemi, evviva le tue mani che infuocano i miei sensi; evviva l’Italia! 

Il tuo giovane rivoluzionario Francesco

Ugo Magnanti

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Fernanda Romagnoli (1916-1986) “Sola”

20 febbraio 2011 · Nessun commento

200px-fernanda_romagnoli.jpg

 Bastò che nel tuo plasma
s’ammutinasse un atomo: alzò gorghi
tutta la foce. E crollò la fortezza
di settantasei anni. Fu feroce
il dettato di resa. In un minuto
la tua carne divenne un ectoplasma
dai gesti incomprensibili,
il tuo sguardo un messaggio indecifrabile
come da muto a muto.
Nulla avevamo appreso dalla vita,
nulla, che s’adombrasse in quel linguaggio.
Poi cedettero i gorghi. E tu già stavi
disciolta da noi vivi. Verso incerte
balugini dischiusa. Maturavi
sola – nella placenta della morte.

Fernanda Romagnoli, da Il tredicesimo invitato, Garzanti 1980

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Lucianna Argentino - Il talento di Persefone

30 gennaio 2011 · Nessun commento

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Il talento di Persefone

Manco di un dolore profondo

di quelli che disincarnano l’anima

e la fanno sublime.

Fin qui gli anni sono stati un abbraccio forte

dato al buio, come di chi non sa parlare

e alle braccia cede quel potere.

Anni trascorsi con la scure alla radice,

anni di verità fallite, di gioie laciniate.

E’ dunque mio un dolore tutto intero,

già maturo, già presente nel pianto

insolente della nascita. Ne sento

il mormorio di mare, il moto di risacca

nelle viscere – salmastro respiro di lama

dentro m’incide l’evento che consola.

***

Baciata dall’attimo e da quel bacio all’attimo

consegnata sminuzzo la realtà per meglio amarla, (continua…)

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“Duska Vrhovac e il misticismo cosmico” di Fortuna Della Porta

17 gennaio 2011 · 1 commento

duska.jpg 

DENTRO DI ME

La mia ombra
me la porto dentro
nessuno ve la può
misurare al sole.

I miei vettori
nel sangue mi si diramano
inutile è
sorvegliare me.

 Ci sono persone che attraversano la vita in poesia. Hanno il dono di saperla osservare oltre il velo di Maya del quotidiano, ne sanno trarre stimoli al giudizio e alla crescita personale. Sanno leggere le leggi e gli universali del mondo, si servono per l’indagine dell’estetica e dell’etica. Gli eletti poi sanno trasformare questi echi in metafora e verso. È quello che fa in maniera esemplare Duska, abile nel raccogliere nella risonanza intima del cuore le fila del suo itinerario vitale e lo fa da artigiana limpidissima della parola, talento riconosciuto da tutti i critici che si sono occupati della sua produzione. In verità, non si vede in lei il confine netto tra vita e poesia. A parlarle, ci si imbatte nelle stesse cadenze e allegorie, si raccoglie la medesima generosità di sé che versa nell’arte.La sua scrittura ha, difatti, le caratteristiche di un’autobiografia, contiene tutta la sua esistenza: amici vecchi e nuovi, luoghi di memoria e di passaggio, affetti familiari, amori conclusi o inseguiti con la nostalgia, in una sorta di diario che spigola nelle emozioni e nel tratto del giorno, accompagnandola persino durante il girovagare nella sua città. Il connubio vita-poesia in lei ha, dunque, la doppia accezione di una vita che accoglie la poesia e di una poesia che accoglie la vita: profilo dell’anima, ma pure eventi e circostanze che molto spesso incrociano un interlocutore, un tu che l’ascolta o al quale pone domande. Nella bolla circolare che racchiude il cosmo, tutto si tiene. Gli elementi della creazione sono vincolati insieme dall’Ente Creatore, ma anche dalle proprie sinergie reciproche, in un equilibrio fragile che l’uomo talora devasta, come si osserva guardandosi intorno. La Vrhovac sente di appartenere a quest’ordine e di essere inserita in un progetto globale che racchiude esseri viventi e cose. Una sorta di misticismo cosmico avvolge le creature nel sentire della poetessa, che dimostra sovente una fede profonda. Un disegno provvidenziale (continua…)

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