NUDO DI DONNA

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Femminicidio: figlio del patriarcato che è figlio del maschilismo che è figlio dell’androcentrismo

3 giugno 2016 · Comments Off

Una morta ammazzata al giorno sul patrio suolo e allora si cerca di commentare la cosa, sui giornali cartacei ad esempio, o sul web, individuando le contromisure. Protezione. No, non mi piace il termine “proteggere” le donne. Significa mettere in atto interventi sulla potenziale vittima e non sulla cultura patriarcale (non potenziale ma effettiva) che schianta le donne che non si allineano. E ribadisco ancora una volta che femminismo attivo e fede religiosa sono incompatibili e contrari: le tre religioni abramitiche maschiliste, basate sull’idea di un dio maschio con officianti maschi, convergono sull’ossessivo dominio e controllo delle donne, riferendone da secoli la responsabilità per la “perdizione” dell’Uomo. Favole e menzogne trasversali ai deliri patriarcali, che sono costate la vita a miliardi di donne nei secoli, e che di fatto autorizzano per loro violenza e disprezzo. Se proprio devo decidermi per una favola, allora scelgo l’archetipo salvifico delle donne, Lilith, colei che si è ribellata a dio e Adamo, colei che di sua sponte ha abbandonato un paradiso che tale era solo se si sottometteva, colei che ha “scelto”. Nell’Eneide l’oracolo (che ricordo, è donna) dice “cercate l’antica madre” per trovare la nuova patria. E la patria delle donne è lì dove non viene consentito a maschi predatori di agire, che siano umani, che siano divini.
“Innanzi a tutto con questa preghiera fra tutti gli dèi la prima profetessa, Terra, io venero. E dopo di lei Themis, che con la madre, per seconda - a quanto si dice - sedeva sul trono della profezia; e poi toccò per terza a un’altra Titanide - erano d’accordo, e non ci fu violenza - e la figlia della Terra sedette sul trono: Febe. Fu lei a concedere a Febo il potere profetico, come dono natale”.
Eschilo, “Eumenidi
Perle di misoginia:
“Benedetto tu o Signore Nostro D. Re del mondo che non mi hai fatto donna”. Torah ebraica

“Quando una donna sarà rimasta incinta e darà alla luce un maschio, sarà immonda per sette giorni; sarà immonda come nel tempo delle sue regole (n.d.r.: mestruazioni). L’ottavo giorno si circonciderà il bambino. Poi essa resterà ancora trentatrè giorni a purificarsi dal suo sangue; non toccherà alcuna cosa santa e non entrerà nel santuario, finché non siano compiuti i giorni della sua purificazione. Ma, se partorisce una femmina sarà immonda due settimane come al tempo delle sue regole; resterà sessantasei giorni a purificarsi del suo sangue.” (Bibbia, Levitico)
“La donna non è fatta a immagine e somiglianza di Dio. È nell’ordine della natura che le mogli servano i loro mariti ed i figli i loro genitori, e la giustizia di ciò risiede nel principio che gli inferiori servano i superiori”. Sant’Agostino, padre della chiesa cristiana cattolica, Questioni sull’Eptateuco, Libro I, § 153.
“Non permetto alla donna di insegnare, né di comandare all’uomo, ma se ne stia silenziosa. Infatti Adamo fu plasmato per primo, poi Eva; e non fu sedotto Adamo prima, ma la donna essendo stata sedotta cadde nella trasgressione.” (San Paolo, Lettere a Timoteo)

“La donna è male sopra ogni altro male, serpe e veleno contro il quale nessuna medicina va bene. Le donne servono soprattutto a soddisfare la libidine degli uomini.” San Giovanni Crisostomo

“Adamo è stato condotto al peccato da Eva, non Eva da Adamo. È giusto, quindi, che la donna accolga come padrone chi ha indotto a peccare.” (Sant’Ambrogio)

34 Gli uomini sono preposti alle donne, a causa della preferenza che Allah concede agli uni rispetto alle altre e perché spendono [per esse] i loro beni. Le [donne] virtuose sono le devote, che proteggono nel segreto quello che Allah ha preservato. Ammonite quelle di cui temete l’insubordinazione, lasciatele sole nei loro letti, battetele. Se poi vi obbediscono, non fate più nulla contro di esse. Allah è altissimo, grande. (Corano, Sura IV)

“O credenti. Quando vi accingete alla preghiera lavatevi la faccia e le mani. Se avete toccato donne e non trovate acqua, cercate della polvere pulita e passatevela sulla faccia e sulle mani.” (Corano, Sura V, 6)

Dona Amati, 3 di giugno del 2016
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BARRARE IL TITOLO (alias scarabocchiare)

16 maggio 2012 · Nessun commento

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Ruggero era il nome di quello che è mio padre e per i suoi natali così lontani dai miei, pesava due generazioni in più.

Tra le persone che frequentava alcune erano anche più grandi, quindi dieci lustri sicuri più della mia età.

Spesso i visitatori abituali di quel gran monumento che è il ministero dove lavorava, una sontuosità di stucchi e scartoffie con quel titolo abrasato sul timpano della facciata (Educazione nazionale) erano distinti signori, i capisaldi conclusivi del Galateo che, con vezzo un po’ retrò, prima di consegnare brevi-manu  a mio padre il biglietto da visita, barravano con la penna il titolo di studio, o quello professionale con quel fare ondivago tra umiltà e supponenza (depenno in tua presenza per non farti pesare il titolo ma intanto vedi che ce l’ho), a voler significare “ti favorisco la cortesia di ometterti le mie intitolazioni, siamo pari, confidenti, gomito a gomito”; la conversazione susseguente poi, distraeva entrambi ed io che ragazzina incuriosita non capivo, mi divertivo a ritrovare con mano discreta nelle sue tasche, il biglietto con quel segnaccio d’inchiostro sull’ Avv., Dott., Comm., Uff., Ing., Prof. contingente, e mi stupivo di come potesse convivere in mio padre quella realtà in deroga all’altra che mi vedeva oggetto di esortazioni continue a non far orecchioni e scarabocchiature sulla pagine dei quaderni, tantomeno sulle cose già stampate.

Non avevo ancora maturato titoli e se anche fossi stata ipoteticamente dotata di biglietto di presentazione da porgergli, non avrei potuto depennare nulla, non si era sviluppata la necessaria confidenza per essere pari a pari; era piuttosto raro avvenisse su una distanza di tre generazioni.

Ma in barba al movimento ’68, ammiravo quella sua aria spavaldamente matusa e demodé: se  così lui non fosse stato, di chi sarebbe stato il fianco su cui avrei allenato il mio spirito combattivo e formato la mia autonomia decisionale? Prenderne le distanze lancia in resta, mi ha aiutato a crescere.

Da tanto tempo non vedo più barrare i titoli. Forse, era solo patinata cortesia d’altri tempi.

Mio padre tra tre anni ne avrà 100: era un signore elegante nato nel ‘915.

Dona Amati

IV di gennaio 2012

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I 5 minuti di Serena Maffia. “Dona Amati”

4 febbraio 2012 · Nessun commento

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Cielo fermo

11 giugno 2011 · 2 commenti

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Le nuvole non cambiano.

Si sentono sovrane

del mio cielo diradato

e iniziato a brezze straniere.

Allora ferme,

colorate di unico,

arrancano alla mia vista.

L’inerte mi pesa.

Mi offusca il talento

di guardare alla vita.

Dona Amati 

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da “Il pomo e la mela” Ed. LietoColle 2006 (con Michele Caccamo)

14 maggio 2011 · Nessun commento

ilpomoelamela.jpg

Ti chiedo per me un momento
un frutto del tempo che lussureggi
su una storia che mi
preme tempesta
soliloquio di incanti spontanei
un obelisco di sete
incuneato nel cuore e
nella valle avida
alla fine del ventre
- scioglimi gli occhi –

D.A.

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18 aprile 2011 · Nessun commento

Di quante donne io sono
su tutto l’asse del tempo
vado scarnificando il miele all’ape.
Di consensi inseguiti e di prezzo preteso
sui sagrati di voluttà
ho battuto le gambe e sanguinato silenzio.

Nella stagione più prossima
resta a galleggiare novizio
il tempo.

D.A.

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8 marzo - Omaggio a Sibilla (l’emancipazione che sdogana l’orgasmo)

14 marzo 2011 · Nessun commento

cd_amodunquesono.jpgMi preme sottolineare che nel suo significato originario, “8 marzo” è una celebrazione concettualmente lontana da un giorno di eccessi trasgressivi che altro non fanno che confermare una regola limitativa imposta, non è cioè, un carnevale in deroga alla quaresima imperante, non è l’ora d’aria in un regime di costrizione.Nel corso degli anni si è svuotato del contenuto autentico di ricerca di pari opportunità tra i due generi, per assumere le caratteristiche di un’operazione commerciale, insomma, una virata viziata dal consumismo che vuole ogni cittadino suddito, o preda, del merchandising. E così le nuove generazioni sono avviate a considerare che basti l’omaggio di un gadget per attestare il riconoscimento del valore femminile, tanto che poi, dal 9 marzo, si possa ricominciare con strozzature sessiste e visioni in divergenza. Trovo inoltre che sia altrettanto strumentale indurre le donne a pensare che basti introiettare modelli comportamentali maschilisti per recuperare il divario tra i generi. Sarò anacronistica, ma i full monty mi avviliscono, io guardo con gli occhi che ha lasciato Sibilla.La sua storia, quella delle sue quattro vite, come lei stessa le chiama, deriva dalla ribellione ad un archetipo di certe cattività a cui da sempre si cerca di legare le donne. Conoscerne il percorso biografico aiuta a considerare le sue trasgressioni ai canoni d’epoca, i suoi moti passionali ed esistenziali che tanto fecondi sono stati nel determinarne sia l’opera letteraria che la visione ante litteram di una donna a venire, la cui emancipazione scaturisce finalmente dall’excursus che va dalla sessualità consapevole (quella non più mutilata dal controllo maschilista della maternità e dell’orgasmo), alla resa espressiva della creatività, in un percorso susseguente di prese di coscienza e di libere scelte.Ma se sdoganare pulsioni e stimoli, non condizionarli, ha l’indubbio vantaggio di rendere le donne libere, di contro si (continua…)

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IO VORREI

8 marzo 2011 · Nessun commento

IO VORREI un 8 marzo disintossicato
dalla retorica delle barriere

e dalle ovvietà ideologiche

e vorrei che l’archetipo femminino

riemerga dal Logos profondo

e primordiale

e consolidi la coscienza

e il patrimonio univoco

di Donne
e di Uomini. 
Io vorrei essere donna in un mondo di uomini.

D. A.

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Lei (Canto d’amore alla Musa) - Ed. LietoColle

11 febbraio 2011 · 1 commento

 saffo00.jpg
Questi nostri occhi, fermi, impietosi ormai,
accesi al rosso della stessa luna.
Noi sole, acciottolate  nei corpi da
trasfigurare in mescolanze lucide
inarcate come un balzo inerte dal sesso sospeso.
Ti cercherò la lingua macchiata d’impudenza
dalle mie dita berrai la sete fausta lasciando
il bisogno caldo punzecchiarti il grembo,
riempirne denso il calice vuoto.
Tu frani vicina, invadi come manto
di seta, pelle di femmina,
maestoso mantello da ricucire.
Del tuo taglio ora schiuso l’incendio
mi specchia donna amante
contendente colmata di canto di clito.
Oltre le note di divinazioni scoperte
infiammate sui tuoi seni di cera.
Sei bella.
Offerta nel profilo morbido
che cede, come maleficio d’incanto.
Non è tempo di allentare il movimento
della conoscenza, oscura attrice.
Voglio sciogliere lo sfinimento
impallidirti del respiro tutto
razziarti il fremito
come innaturale preda
che s’abbraccia di me, concessa.

Dona Amati 2007

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Auschwitz

26 gennaio 2011 · Nessun commento

Il freddo dell’uomo
nell’ignominia
delle torri spaccate di sangue.
Eden lordati dall’indifferenza,
malapianta di deilontani
o contorti dal fascino
di macerie di pelle.
Il male,
l’orrore eppure,è stato.
Le colpe,
non impallidiranno al tempo.

Dona Amati

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